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LURE BUILDING & LURE FISHING AROUND THE WORLD

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martedì 10 ottobre 2017

SERIOUS HOOKS ON SMALL LURES FOR CASTING GAME ?

Argomento difficile, non è una situazione da tutti i giorni dover lanciare piccole esche con attrezzatura pesante nell'ordine delle 40-80 libbre, a parte forse la pesca al tonno, meno che meno con attrezzatura da casting.

Tricky topic, not an everyday situation to have to cast small lures with heavy tackle up to PE6, with the exception maybe of tuna fishing, even more unusual with baitcasting tackle.


Mi ci sono trovato spesso pescando nelle mangrovie di Cuba a snook e snappers, o, un mesetto fa, in Papua insidiando barramundi e niugini bass, come pure nelle acque di casa per insidiare i siluri.
Dato per assodato che la maggior parte di crankbait e topwater adatti a questo giochino nascono per altri pesci, e di conseguenza sono dotati di ancorette decisamente deboli per le nostre intenzioni, non è sempre facile trovare dei sostituti extrastrong: troppo grandi e pesanti e roviniamo l'azione dell'artificiale, non abbastanza tosti e cederanno sotto le trazioni violente delle prede.

It happened to me while fishing Cuban mangroves for snooks and snappers, or a month ago in PNG to search for barramundi and black bass, and even in my home waters when after wels catfish..
Considering that most crankbaits and topwaters suitable for these games are in reality projected for less demanding fishing actions, it is normal they sport way too weak hooks for our targets, and it is not always easy to find X-strong replacements: too big and heavy and lure action is ruined, not strong enough and they will fail under heavy pull.


In situazioni non troppo estreme mi sono trovato bene con vari modelli di ancorette, Owner ST66, Gamakatsu SPXH, BKK RaptorZ tra tutti; però, oltre il limite delle 50 libbre e con bocche particolarmente robuste ho avuto aperture a ripetizione di detti modelli.

In not too extreme cases, several models of trebles have done a good job for me: Owner ST66, Gamakatsu SPXH, BKK RaptorZ among my favorites; but beyond the limit of about 50 lbs braid and with fishes with hard and powerful mouths, they too often opened up.

2 bkk and one gama opened on barramundi
Necessario quindi ripiegare sugli ami singoli, meglio con occhiello inline. Ho usato spesso i Decoy JS1, Owner S-125 Plugging Singles, Gamakatsu 55BL e di recente BKK Diablo.
A parità di peso e ingombro la struttura del singolo è risultata decisamente più robusta e difficile da aprire.

I have been obliged to resort to single hooks, inline models worked best for me. I used often Decoy JS1, Owner S-125 Plugging Singles, Gamakatsu 55BL and more recently BKK Diablo hooks.
Considering same weight and presence of trebles, the single hook structure is a lot stronger and hard to open.


Da sx BKK Diablo, Gama 55BL, Owner S-125, Decoy JS1
Su esche particolarmente ridotte e volendo comunque un amo grande, ho talvolta risolto armando solo la coda, per i siluri ha funzionato molto bene, per altri pesci mi riservo ulteriori prove.

When I wanted to use very small lures and a relatvely big hook, like when chasing catfishes, I sometimes used just one single in the tail rather than two of them on both eyelets... I just want to test more this solution with other species of fishes.

Non tutti comunque mi hanno parimenti soddisfatto e quelle che riporto sono le mie personalissime considerazioni emerse in pesca; non amo molto la struttura dei Decoy ( e di tutti quelli che si rifanno a tale forma ), trovo che sia piuttosto scarso come capacità di allamata rispetto agli altri per la posizione troppo disassata dell'occhiello; discorso analogo per gli owner che si comportano un po' meglio ma hanno forse un'ampiezza disponibile alla ferrata un po' troppo limitata; molto molto validi i Gama, forse i miei preferiti, anche in virtù dell'assenza di ardiglione; risultati molto buoni anche con i BKK, la cui curva ampia unita all'occhiello ridotto mi hanno consentito ottime ferrate.

Anyway, not all the mentioned models have been equally satisfactory, but consider what I write as the fruit of very personal considerations based on my own experience.; I don't love much Decoy structure ( and of other brands with same shape ), I feel it doesn't hook very well compared to others, maybe due to the out of line eye that oblige the hook to a strange angle; similar thing for S-125, a little better hooking but with relatively small gap to bite in the fish jaws; the Gama  have resulted very good, possibly my favorites, and being barbless I consider this a positive plus; and I had really positive results with Diablos that have a nice combination between ample curve and small eye that allow for very good hookups. 

Papuan Black Bass on Gama 55BL

BKK on barra
A conti fatti il rapporto di strike/catture portate a termine è stato decisamente superiore con i giusti singoli rispetto alle ancorette, dubito che tornerò indietro in futuro.

All considerated, the strike to catch ratio has been a lot better with the right singles, and I doubt I will be backward on this path in future.


Again barra with BKK, small one just pinned on tip of jaw, but it held.


domenica 16 agosto 2015

UNCOMMON TARGET: WAHOO

Non c'è dubbio, adoro il wahoo, forse uno dei pesci di mare che più mi affascina per l'imprevedibilità con cui appare a scipparci i jigs, e più raramente, le esche di superficie.
E' una preda abituale dei trainisti, spesso capita su attrezzature sovradimensionate armate per altri pelagici, ma le sue corse veloci si fanno sempre apprezzare.
E' anche un pesce molto diffuso e abbondante in gran parte dei mari tropicali, anche se con le nostre tecniche preferite è molto insolito poterlo insidiare come bersaglio principale.
Capita qui e là, più spesso che no recidendo il finale con quella bocca armata di denti così taglienti da non lasciare speranze a tutto ciò che non sia metallico.... ecco perchè forse è poco amato e poco conosciuto, spesso non ci rendiamo nemmeno conto di averlo incontrato, unico indizio il filo tagliato... barracuda? king mackerel? squalo?
Onestamente rappresenta per me un po' un feticcio, attacchi rapidissimi che lo portano a volte parecchi metri sopra la superficie dell'acqua se avvengono in topwater, fughe dalla velocità incredibile per le "solite" prede, la sua tendenza a imbrancarsi e la taglia spettacolare che può raggiungere. Sì magari alle Maldive siamo abituati a quei pesciotti di qualche chilo che si fanno fregare ripetutamente dalle lenze in traina durante gli spostamenti, ma in realtà questo sgombro sotto steroidi passa gli ottanta chili.... questo sotto è l'attuale record proveniente da Cabo San Lucas:


Vabbè, basta chiacchere... ho collezionato un discreto numero di catture in passato ma non posso certo dirmi esperto di wahoo, però qualche pezzo insieme lo posso mettere.

Dove stanno? Mare aperto ma mai molto al di fuori della piattaforma continentale: ovvero ci sono fintanto che il fondale è misurabile con l'eco, non stanno di solito sulle migliaia di metri, salvo in prossimità di zone meno profonde.
A Cuba per esempio li ho presi sopra 1200 metri di acqua, ma solo qualche decina fuori dalla corrispondenza del dropoff dei 50 metri, quindi quasi "stucture oriented", da non prendere in senso letterale ovviamente.
In prossimità di relitti galleggianti, boe o meglio ancora delle cosiddette "weedlines", ma non così vicino come le lampughe... diciamo che si aggirano e pattugliano le acque nei pressi anche a una certa distanza sia in orizzontale che verticale.
E ovviamente presso le schools di foraggio, bonitos e piccole lampughe in primis.
Nelle giuste zone si avvicina anche a tiro di lancio da riva.


A jig capitano spessisimo in caduta, caliamo in nostro artificiale a all'improvviso non va più giù... qualcuno ha tagliato al volo.
Altrimenti in recupero veloce, a volte anche quando ritiriamo velocemente solo di mulinello per rifare la calata; i colori dei jig con cui li ho presi di solito sono stati prevalentemente quelli chiari e riflettenti, ma considerato quanto poco si usino i jig scuri non è che posso definirla una scelta ponderata.
Volessimo mai fare una pesca dedicata direi che il cavo d'acciaio e l'assist metallico sono obbligatori.


Topwater mi sono capitati solo sui pencil recuperati rapidi, molto pochi in realtà, ma dopotutto quando mai lanciamo in open water con un po' di costanza? Immagino cha anche degli stick piuttosto filanti offrano delle buone opportunità, come pure un popper allungato nuotatore. Unica differenza, se il recupero del pencil piuttosto regolare come velocità permette loro di centrare l'esca senza anticiparla e tagliare, quando siamo fortunati, il recupero variabile degli stick è un invito allo scippo. Come altri dentuti da corsa anche il wahoo tende a tagliare le prede a metà, privarle della coda e poi tornare per quello che resta.

 

Come colori la bibliografia del trainista parla di tinte scure, mix di viola, rosso e nero, ma io ho preso anche col bianco... tutto da provare per chi vuole sperimentare seriamente.


Ultimo e non ultimo, anzi, lanciare con vistosi spoon e metal jig riflettenti, oppure minnow da pelagici tipo lo Shibuki di Tacke House o il Pin Tail tune di Jackson, specie se ci siamo resi conto che sono in zona, vuoi perchè l'amico trainista ne sta recuperando uno, vuoi perchè si sono fatti notare per un paio di tagli sul jig poco sottobarca.
Questo ultimo della carrellata è uscito appunto lanciando uno Spanyid Raider da 120 grammi vicino alla preda incannata dall'amico con un kona durante un trasferimento maldiviano:


Il bello poi saranno le fughe velocissime, di quelle da bobina incandescente, sempre se non l'avremo agganciato su un'attrezzatura troppo pesante. E' un pesce di corsa, non di resistenza, piuttosto facile da pompare dato che non ha grosse masse da opporre alla corrente. Poi, una volta in barca, occhio ai piedi... quelle fauci possono fare danni molto seri. Quando lo volessimo rilasciare, meglio farlo fare alla guida col pesce in acqua per metà, testa sollevata e pinza luuunga ad afferrare l'amo per sganciarlo al volo.
A voi tutti la palla... sotto qualche lure di ispirazione wahoo-iana creato da me :D




domenica 22 settembre 2013

LA SOTTILE LINEA ROSSA ...

No, non parliamo di un film di guerra in questo caso, ma di alcune costatazioni sulla livrea dei nostri plastichetti. Il rosso in questione è quello che contraddistingue ad esempio il colore cosiddetto "bleeding sardine" dal più classico sardina.


Una modifica apparentemente da poco, che in passato ho sottovalutato spesso; ma, dopo i feedback di alcuni amici e le varie prove in acqua, sembra che ci sia qualcosa di concreto che differenzia nei risultati le due livree apparentemente simili:
 
 
Il minnow di destra idealmente imiterebbe un pesciolino ferito e sanguinante, e pare dall'esperienza pratica che riesca abbastanza spesso a fare la differenza nel numero di attacchi specialmente in situazioni di mangianza prolungata o tendente alla fine.
Nulla di nuovo come concetto, le colorazioni "sanguinanti" esistono da una vita, interessante però il fatto che molti di noi, me compreso fino a poco tempo fa, tendano a sottovalutarle.
 
Per non sbagliare tanto vale provare, e non vale solo col tonno rosso, ma anche coi pelagici minori, tombarelli, sgombri, alletterati e via dicendo
 
A dire il vero nella seconda foto c'è un ulteriore aspetto da approfondire forse, il "sardina scura" Vs "sardina chiara"... altra piccola variabile cromatica che però ha i suoi riscontri, specie al cambiare di mare; ad esempio i pesci foraggio dell'Adriatico sottocosta sono di colore più chiaro di quelli del Tirreno o addirittura dello stesso Adriatico molte miglia fuori, complice l'adattamento ad acque più o meno ricche di plancton e sospensione.
 
Troppe paranoie? Chissà potremmo aver preso qualche abbaglio, ma i numeri sembrano confermare la tendenza dei pesci con ottime capacità visive a discernere questi particolari, ovviamente in condizioni di selettività e non di quelle mangianze rabbiose in cui un po' tutto viene attaccato.
A voi la palla.
 
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THE THIN RED LINE
 
We aren't talking about a war movie, but something about the chromatic patterns of our lures.
The red we're talking about is the one on the belly of the "bleeding sardine".
 
An apparently small modification that I often overlooked in the past; but after some friend's feedbacks and various experiments, it seems there's something that really make difference between the results of the two so similar patterns.
 
The left Flitz should imitate a little forage fish that has been wounded and that's is leaving a blood trail, and in practice it seems to make the difference in regards to the similar one without red belly, especially in situations with long lasting or ending frenzies.
Nothing new, "bleeding" colorations have been around for a long while, but it's interesting the fact that many of us, including me until some time ago, tend to overlook them.
 
Just not to make mistake it's worth to try them, and not only with bluefin tunas, but with all small schooling pelagic fishes, like horse mackerel, bonitos, little tunny and so on.
 
There's indeed another aspect to underline about the second pic, the "dark sardine" Vs "light sardine".... another little color variable that has it's rewards, especially when changing sea body; for example, little forage fishes in coastal Adriatic sea are lighter in shade than tirrenian ones or even offshore Adriatic waters, due to adaptment to environments with differnt plancton and sediment contents.
 
Too many speculations? Maybe, we could have seen a mirage, but numbers seem to confirmate the tendency of well seeing fishes to choose among those little things, of course in selective situations and not during those angry frenzies when everything that's cast in the water goes hitten.
Just my two cents.

martedì 15 maggio 2012

STICKBAIT... DO NOTHING

Avete mai visto danzare un GT-gamma sulla superficie manovrato da mani esperte? Bellissimo, viene voglia di attaccarlo noi stessi, esca fenomenale, cara senza dubbio, ma estremamente attirante per la sua mobilità e capacità di alzare i pesci grossi.
Eppure c'è un altro aspetto della pesca a stick al lato opposto dello spettro, un lato poco conosciuto e poco applicato da molti pescatori tropicali. Per similitudine potremmo definirlo "do nothing", un po' a riferimento di quella particolare tecnica di recupero creata alcuni decenni fa per la pesca ai black bass inattivi; in soldoni si trattava in origine di recuperare un vermino di gomma dritto, il famoso slider worm, dalle ridottissime vibrazioni in maniera lenta e senza alcun gioco di canna.
Trasportato il tutto in ambito salino e con la giusta scelta di esca, il giochino paga spesso anche nel nuovo ambiente quando l'attività è zero e i pesci sembrano inchiodati; in poche parole prendiamo il nostro stick affondante, e vedremo poi quale, lo lanciamo verso lo spot che ci piace, lasciamo affondare fino alla quota per noi ideale e iniziamo un lento recupero di mulinello a canna bassa, i pesci si incaricheranno di fare il resto.

Quali stick usare? Per restare in casa Carpenter, la mente vulcanica di Konishi-san ha creato il Pandora proprio per questo tipo di utilizzo; esca non facile da trovare sul mercato ma artefice di catture di notevole mole e che risolve situazioni intricate:


Altro? Ci sono vari stick sul mercato che si possono adattare, l'importante è che affondino e abbiano un movimento di  wobble & roll non troppo accentuato; noi ci siamo trovati bene col Volador di Mangrove Studio, con alcune misure di Bigfoot di Orion, coi surfish della Nature Boys e con alcune creazioni artigianali.


Non ci sono particolari accorgimenti di attrezzatura da adottare, anche se forse un trecciato e un terminale più sottili aiutano a mantenere una maggiore profondità di lavoro. Un consiglio che mi sento di dare è di mantenere la concentrazione, le abboccate arrivano inaspettate e talvolta molto violente, non è remoto il rischio di farsi strappare la canna di mano se ci siamo leggermente "assopiti".

Altra cosa interessante è che l'approccio sembra lavorare bene anche col tonno in situazioni di fine mangianza; molto spesso il nostro gigante non presta attenzione a stick troppo scodinzolanti, mica sempre, siamo chiari, per lasciarsi invece tentare da simulacri che vengono via dritti come un fuso e che a noi possono sembrare affatto convincenti... ma tant'è, quelli che devono abboccare sono loro, mica noi!

sabato 5 maggio 2012

COME TRATTARE UN TONNO PER IL RILASCIO

Tratto da questa discussione che ho aperto su Seaspin .

Questo pezzo nasce con buone intenzioni... mi spiego meglio... è indubbio che stiamo assistendo all'esplosione del fenomeno "spinning al tonno" e vale la pena cercare di fare un po' di chiarezza con qualche consiglio e cercare di tirare due linee di comportamento, anche perchè, ad oggi, se ne sono viste un po' di tutti i colori, situazioni anche al limite e figlie probabilmente dell'emozione di trovarsi di fronte degli avversari potenziali a cui gran parte dei pescatori non erano avezzi negli anni passati.

La normativa: attualmente la legge prevede una taglia minima di 30 kg o 115 cm e un periodo di apertura della pesca ricreativa per questo anno 2012, dal 16 giugno al 14 ottobre, salvo possibili chiusure anticipate in caso di raggiungimento della quota stabilita per noi sportivi. In detto periodo è consentito trattenere un solo esemplare per barca di dimensione legale; per altri dettagli sulla registrazione dell'imbarcazione vi rimando alla lettura degli articoli di legge.
La legge è di difficile interpretazione, soprattutto riguardo al termine "cattura", se da intendersi come trattenimento del pesce o anche come sola pesca del medesimo con successivo release... qui la cosa si fa spinosa e non sono in grado di prendere una posizione.
Comunque, anche nell'interpretazione più restrittiva della norma, restano delle situazioni in cui è possibile dedicarsi all'insidia del gigante; prima tra tutte la stagione aperta, ma esistono deroghe anche per le competizioni e relativi allenamenti, con l'obbligo del "release", per le attività di taggatura controllate da APR, senza dimenticare che molti di noi possono raggiungere comunque acque estere ove esercitare la pesca in ottemperanza alle normative locali.

Fatto il doveroso preambolo comincerei con lo sconsigliare, anche se potendo sarei più drastico, di insidiare esemplari chiaramente sottomisura.

Un doveroso appunto lo voglio fare sulla distinzione stessa del tonno rosso: in Mediterraneo abbiamo solo detta specie ( Thunnus thynnus ) e alcune specie minori ( alalunga, alletterato, tonnetto striato ) assolutamente e facilmente distinguibili dai rossi anche di taglia modesta. Non esiste in Mediterraneo il tonno "pinna gialla" ( Thunnus albacares ), ed eventuali fraintendimenti sono probabilmente dovuti al fatto che anche il nostro spesso presenta la pinna anale e la seconda dorsale di colore giallo, ma sono molto meno pronunciate in lunghezza che nello yellowfin....
Per chiarire..... questo è un tonno rosso ( trattenuto in periodo di pesca aperta ):

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... e questo un "pinna gialla":

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con particolare delle pinne suddette:

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la differenza è lampante, specie in lunghezza, nel vero pinna gialla dette pinne sono autentiche falci.... occhio a trattenere tonni pensando o adducendo come scusa che siano "pinna gialla"... in Italia esiste solo nelle scatolette e saremmo assolutamente sanzionabili!:smt018

Come trattare il tonno: vi sarete accorti che sto prendendo l'approccio al contrario, partendo dalla fine dell'azione di pesca, ma è per cercare di mettere alcuni capisaldi al modo di approccio a questi pesci.

Il tonno è un animale estremamente potente, privo di vescica natatoria e ad alto consumo di ossigeno a causa di un metabolismo molto più elevato dei comuni pesci ossei, ecco perchè un combattimento e una successiva manipolazione non corretti possono inficiarne la capacità di sopravvivenza molto più facilmente che in altre specie. Considerando che in molti casi è consigliabile o obbligatorio il rilascio è basilare sapere agire nel modo più corretto.

In primis parliamo dell'attrezzatura: ne ho già discusso ma vale la pena ricordare anche qui....
In primo luogo roba potente e adeguata a pesci che possono raggiungere taglie veramente molto grosse; dove pesco io la taglia media è dai 30 ai 50 kg ma esemplari da quintale e oltre sono assolutamente possibili.
Canne di tipo "tuna" o comunque molto potenti per ridurre al minimo i tempi di combattimento con un pompaggio efficace e veloce, mulinelli adeguati e trecciati tosti, consiglierei non meno di PE5, io attualmente adopero per la maggior parte del tempo il PE8 della YGK da 113 libbre senza particolari problematiche di lancio. Almeno posso TIRARE:

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Ovvio che dobbiamo rapportarlo alla stazza e forza dell'angler e ai settaggi di frizione che riesce a gestire fisicamente senza volare in acqua :-D , ma alcuni accorgimenti come una buona cintura ribassata e, per chi ne sente la necessità, un buon harness, aiutano a dominare la tenzone.
Evitiamo combattimenti troppo lunghi, il pesce rischia di arrivare alla barca in stato irrecuperabile, ma, dall'altro lato, cerchiamo di non esagerare come ho fatto di recente, tonno da 40 kg sottobarca in due minuti e mezzo :smt021 ... diventerà ingestibile in slamatura col rischio di complicare la situazione e dilungarsi ancora di più.
Un pesce portato nei giusti tempi al leader si presenterà piuttosto vivace ma gestibile:

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.. all'esperienza del mate la responsabilità di gestirlo e slamarlo il più velocemente possibile; ho trovato utile a tale riguardo il boga da 60 libbre ( o affine ), almeno per esemplari fino a 50 kg circa.... lo useremo per immobilizzare la testa e sollevarla quanto basta per liberare gli ami, mantenendo immerse le branchie:

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Ho parlato di ami e non di ancorette: per me solo ami singoli, fanno meno danni e garantiscono nella maggior parte dei casi delle slamature più rapide e meno cruente; un amo singolo non piantato nella bocca del pesce poi ha meno possibilità di agganci fortuiti esterni alla bocca, questo sotto è arrivato a murata con un solo buchino :-D :

Immagine

Ami grandi per quanto possibile, più robusti per agevolare il combattimento, il che significa esche grandi; quelle sotto sono le scelte che ho maturato e sperimentato personalmente negli ultimi due anni, anche se qualcun'altro ha voluto farle sue :lol: :

Immagine

Lo so che tanti li insidiano solo con jiggini perchè "mangiano piccolo", ma i tonni delle ultime foto a contorno di questo pezzo erano in mangianza su sardine da 7 cm e sono caduti su stick da 18-20 cm .... certo non è stato facilissimo, ma siamo pescatori, no?! :wink: Spesso sono movimento e tempismo che inducono all'abboccata, non solo e per forza la taglia dell'esca.

Se poi proprio vogliamo pescare "piccolo", la soluzione che ho adottato io è quella sotto:

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...anche se, tirando come si deve, vi posso garantire un'altissima percentuale di slamate o ami drizzati, quelli piccoli sono più leggeri anche di filo.

Le foto: Se non vogliamo/possiamo trattenere il tonno le foto migliori sono quelle in combattimento, col tonno sottobordo tipo questa:

Immagine

il pesce in braccio vede drasticamente scendere le sue possibilità di soppravvivenza, i rossi non sono spigole! Se è destinato al consumo potete farci anche un intero reportage, ma se volete vederlo libero e in salute meglio ridurre al minimo manipolazioni e strapazzi.

Ovviamente prendete tutto questo come il classico "my two cents" personale, dato che la mia esperienza è comunque limitata in situazioni e taglie, anche se con buoni numeri....

domenica 1 aprile 2012

JIGGANDO PIANO .....


Per molti non sarà una novità, ma è un fatto che la tendenza più appariscente nel panorama del jigging in Giappone è il fiorire di modelli corti dedicati ad una pesca più rallentata. Tutto ciò è frutto in buona parte dell'assuefazione dei pesci a quei movimenti rapidi che avevano caratterizzato il vertical dei primi tempi... mi dica chi di voi non ha visto un forte decremento delle catture a jig soprattutto nel nostro vecchio Mediterraneo.
E' ovvio che in condizioni di rifiuti categorici, visibili su un buon eco, e mancati attacchi alle presentazioni classiche bisogna rifinire le tattiche; una scappatoia l'ha rappresentata l'inchiku, ma non è che entusiasmi tutti, oltre a non essere la panacea di ogni caso.
E non si creda che sia un problema limitato alle acque del Mare Nostrum o dell'estremo oriente; tante volte ho notato simili fenomeni in acque tropicali piuttosto famose, dal Madagascar alle Maldive per fare un paio di nomi, i pesci se ne fregano dei nostri pezzi di metallo pur essendo presenti sotto di noi.
Lo scenario che però prima richiedeva a noi di adattarci con pochi modelli di jigs non specificamente concepiti, adesso invece trova una miriade di nuovi giocattoli; a Osaka ho visto decine di modelli nati per presentazioni lente, dagli Zigray e GreatRay di Beat,


al Gawky di Seafloor Control,

agli Strobe e Flash di Shout



e molti altri.
Per essere animati a dovere preferiscono l'uso di canne lunghe, oltre le misure canoniche del vertical aggressivo, capaci di dare vita a quei pezzi grassocci di metallo anche con jerkate piccole e brevi e successive ricadute; si parla anche di attrezzi da 7 piedi e oltre, delicati in vetta ma col giusto backbone dietro.
Mi è venuto da sorridere alla fiera di Bologna, quando, guardando un bel modello di jig della Hot's, un esperto tropicalista mi ha detto che non andava bene perchè ci impiegava troppo tempo a scendere... mentre invece era proprio quello che cercavo io.. punti di vista differenti da esperienze diverse ;)


Già, infatti la lenta discesa è un must, è una fase che troppo spesso in passato è stata sottovalutata, mentre gran parte del primo richiamo viene esercitata proprio in caduta; tra i nuovi jigs ve ne sono che scendono sfarfallando e altri che lo fanno con lunghi traversoni laterali, anche su queste caratteristiche si notano spesso delle differenze di rendimento. Il rovescio della medaglia è ovviamente il tempo necessario per arrivare nella parte di colonna d'acqua ove stanno i nostri avversari, ma si sa che il pescatore dovrebbe essere paziente.

venerdì 16 marzo 2012

TUNA RODS : FACCIAMO DUE CHIACCHERE AL RIGUARDO

Grazie all'attuale ritorno dei tonni rossi, merito probabilmente di una valida politica di limitazione delle catture professionali, le nostre acque hanno assistito ad un rinascere della pesca dilettantistica rivolta a tali splendidi animali; chi va per mare sempre più spesso si trova spettatore di mangianze di pesci prima molto più rari. E' nata quindi una specie di frenesia che ci coinvolge in pieno, mirata al cercare di insidiare tali nobili avversari con attrezzature da spinning pesante.


Ovviamente le ditte del settore ci si sono buttate a pesce, e mai come ora ognuno offre la sua ricetta per l'attrezzo "perfetto" per combattere sua maestà. Peccato che non è tutto oro ciò che riluce, come spesso accade ovviamente; pare che basti progettare, importare o vendere una canna simil-palo per qualificarla come strumento ideale per tale impegnativa pesca.
In questo marasma generale voglio buttare giù queste righe per chi avrà la pazienza di leggerle, i classici "my two cents" gettati nello stagno sperando che facciano i cerchi giusti. Avendo avuto la fortuna di provare coi pesci diversi attrezzi, ho maturato, fino alla prossima elucubrazione, le mie convinzioni o, per meglio dire, mi sono riconosciuto nelle esperienze ben più ferrate di "colleghi" che questa pesca la praticano da tempo e che hanno sviluppato attrezzi, esche, tecniche e una cultura specifica.... tanto per cambiare chi ha tracciato il sentiero, lo ha battuto e reso una strada facile da seguire sono stati i soliti anglers Giapponesi. Ma si sa che il nostro buon spirito Italiano ci spinge a sperimentare, fare pratica sulla nostra pelle e sviluppare un nostro percorso indipendente, anche se alla fine le linee convergono. I miei primi tentativi, i primi successi e diverse belle catture sono arrivati con l'uso delle classiche canne da stickbait per GT, canne scelte per la loro potenza e perchè, nel nostro immaginario, i nostri tonni sono più grandi dei loro, senza inizialmente fermarsi a pensare alle numerosissime catture a tre cifre avvenute in acque Americane, Giappe e Neozelandesi con attrezzi più consoni. Ecco quindi che canne come la Fantastick GT82LC di Ripple o la WRC 80p35 di Smith o la Zanzibar di Patriot Design hanno tutte avuto la loro chance con pesci anche parecchio belli e talvolta superiori ai 50 kg e prossimi ai 60, quantomeno per quanto mi riguarda... qualcosa di sbagliato? Beh sì e vi spiego rapidamente perchè: tali canne nascono per una pesca radicalmente diversa, sono progettate per tirare i carangidi via dal reef in discreta rapidità, il resto del combattimento è breve, rapido, il GT ha grandi spunti ma non eccelsa resistenza fatto salvo per l'effetto aquilone che entra in gioco però lontano dal pericolo in genere e può essere amministrato con relativa tranquillità; ne deriva una leva di potenza piuttosto lunga e importante, perfetta per tale gioco.
Ma nei confronti del tonno, che combatte in acque aperte con grande resistenza e che ci fa vedere i sorci verdi spesso alla picca della barca, diventano un'arma a doppio taglio; la lunga leva ci tronca la schiena, è inadatta a pompare in verticale e soffriamo non poco; ben lo sa la mia colonna vertebrale che si ricorda ancora di quello yellowfin da quasi 60 kg che si è fagocitato iaspettatamente un GT gamma mentre pescavo sui reef Caledoni... 40 minuti di sofferenza impugnando la pur spettacolare Ultimo 79MH di Ripple, canna di ultimissima generazione e comunque superiore in leggerezza e "lift power" a quelle citate prima.
Certo c'è sempre la possibilità di prendere bei tonni con canne del genere, ma potendo scegliere c'è di molto meglio e più adatto sul mercato... le cosiddette "tuna rods", sviluppate e concepite proprio con questi limiti in mente. Quello che le rende differenti è il tipo di ripartizione dell'azione: ad una vetta lunga e sensibile, atta al lancio lungo e all'animazione di esche così leggere che una canna da GT non ne verrebbe nemmeno caricata, uniscono una parte bassa di backbone decisamente più corta e potente; poco importa che parliamo di una Shikiri di Carpenter, di una Seven Miles di MC Works, di una Blue Sniper Tuna di Yamaga Blanks, di una Grand Armor Tuna di Patriot o di una Big Tuna Japan di Ripple o di altre canne, sono tutte allineate su questa azione e non a caso: con un attrezzo del genere si può ottenere il massimo in fase di pompata di un grosso rosso o pinna gialla senza sacrificare la lunghezza per il lancio o la sensibilità sull'esca.
Per meglio chiarire il concetto vi metto un video di quella che io considero una delle migliori canne da tonno, avendola potuta bistrattare a dovere:


la BIG TUNA JAPAN 87 di Ripple Fisher, canna estrema anche nella sua classe in quanto dichiarata per PE6-12 e comunque capace di gestire piccoli jig e stickbait con disinvoltura... fate caso alla piega in questa prova a secco con 15 kg all'altro capo del filo, spettacolare!

                             

Impressionante vero?! La stessa ripartizione di azione consente di avere attrezzi superlativi come la Yamaga Blanks Blue Sniper Tuna 82/6 che uniscono un lure weight di 30-80 grammi con la capacità di gestire un drag da 10 kg e un PE6, il tutto con una leggerezza impressionante di 386 grammi, scelta perfetta per quando i tonni fanno gli schizzinosi e dobbiamo presentare loro artificiali degni della pesca allo sgombro.

E che dire della sorellona appena in uscita, la Blue Sniper Tuna 83/8, un po' più corta e ottimizzata fino al PE8?
                         

                             

Certo se si tratta di provare a prendere un tonno una volta e già abbiamo le nostre canne tropicali è logico provare con esse, ma se dobbiamo valutare di acquistare un attrezzo specifico badiamo bene a non comprare ciò che non è ideale o potrebbe addirittura danneggiarci, o quantomeno non darci i vantaggi migliori, dopotutto nessuna delle canne presentate oggi, a torto o a ragione, per il tonno costa poco, meglio farla bene la spesa!

E per il futuro? Visto che i tonni sembra che stiano crescendo in taglia media e speriamo ritornino ai vecchi fasti? Beh, in primo luogo non esageriamo lanciando uno stickbait a pesci da tre quintali, in secondo luogo anche tra le canne da tonno stanno uscendo delle autentiche macchine da guerra: la potenza è elevata, la lunghezza si riduce ma l'azione rimane con la stessa ispirazione, in un certo qual modo si estremizza.
A Osaka ho avuto il privilegio di tastare le nuove Ripple in prossima uscita: la serie è sempre la Big Tuna Japan ma le misure sono 7 piedi e 10" e addirittura 6 piedi e 8", autentici mostri al carbonio capaci di un "lift power" immenso:



... e non le ho nemmeno tirate tanto perchè col giubbotto in pelle sudavo come ad agosto.... c'è chi le ha provate molto peggio:

                                                          Foto ufficiali  Ripple Fisher

Una cosetta avranno notato i più attenti: i manici sono lunghi, agevolano l'azione di lancio ma soprattutto nascono per una bella cintura bassa che ci consentirà di bilanciarci perfettamente e dare il nostro meglio nel match col gigante rosso!

sabato 25 febbraio 2012

PENCIL, PENCIL, PENCIL....

..... ovvero un gran bel video girato alle Maldive dallo staff di Fisherman, tutto con l'uso di queste esche poco conosciute dalla maggior parte dei popperatori tropicali...


                     


martedì 14 febbraio 2012

KABURA, INCHIKU E SOFT PLASTIC GUINEAN WAY

... ovvero come rivisitare tecniche adatte ai pesci nostrani per le realtà tropicali....

Tutto nasce a inizio Gennaio, il luogo del misfatto è l'arcipelago delle Bijagos, per la precisione le acque antistanti l'isolotto di Kerè, ove opera l'amico Laurent col suo lodge di pesca

In questo scenario, oltre che ad una spettacolare pesca topwater, ci si può dedicare alla ricerca di pesci noti e meno noti nel profondo della colonna d'acqua, a profondità variabili dai 5 ai 30 metri ed in correnti a tratti veramente impetuose, generate dal precipitarsi della marea attraverso gli stretti imbuti che si formano tra un isolotto e l'altro.

I pesci sono jack, snapper e barracuda, ma soprattutto gli otoliti, rappresentanti della famiglia delle ombrine dall'attacco potente e dalla difesa tenace





Ma capitano anche clienti insoliti come questa ombrina strana o come l'aquila di mare catturata dall'amico Luca:



E poi c'è il grande outsider, che arriva, mangia, salta e se ne va, ovvero il grande tarpon, e per grande intendo proprio come dimensioni, dato che il record ufficiale della zona è 115 kg e ne sono stati catturati di ancora più grandi senza essere pesati. Non abbiamo avuto la fortuna di allamare il re d'argento ma sembra che nel periodo giusto sia evento piuttosto comune.

La tecnica è particolare, capita per le forti correnti di dovere usare 90 grammi in dieci metri d'acqua; come attrezzo non una jig rod specifica, ma l'ideale è una canna da spinning PE3, visto che la pesca sarà un po' fuori dai canoni standard di quelle tecniche; personalmente mi sono trovato ottimamente col una Yamaga Blanks Blue Sniper 70/3 e con il prototipo dell'Italcanna Kerè, sviluppata proprio come factotum per queste e altre acque.

Yamaga Blanks Blue Sniper 70/3 in piega.

L'animazione è spesso veloce, i pesci sono aggressivi, ma è fondamentale mantenere il contatto col fondo. Ovvio che in queste condizioni l'armatura standard con cui vengono fornite dette esche non è all'altezza delle bocche e dei combattimenti, conserveremo solo teste e skirt o polipetti, sostituendo ami e cordaggi con altri decisamente più robusti, noi abbiamo usato Zylon YGK e ami Decoy Cutlass del 3/0 che si sono rivelati perfetti allo scopo.


Una modifica importante è l'arricchimento del jig con uno o più vermi di gomma, per conferire volume e vibrazioni, finalmente la maniera di utilizzare quei chili di plastic worm da bass anni 80 che giacciono inutilizzati nei nostri garage; niente di enorme comunque, lunghezze tra i 3 e i 5 pollici sono le più indicate; come colori spazieremo dall'ottimo bianco al nero ad altre tonalità mai troppo mimetiche visto che le acque sono spesso ricche di sedimento apportato dai fiumi.

Efficacissima anche la pesca coi soft shad da 5-6 pollici su testine dai 40 ai 90 grammi, sull'onda delle tecniche adoperate per la spigola nel nord della Francia, da provare assolutamente.


Sicuramente l'esperienza mi ha dato modo di riflettere, dato che le possibilità di applicazione in altre acque sono pressochè innumerevoli.... a presto magari con altri sviluppi!